
L'opera, realizzata su un muro di contenimento alle soglie dell'ingresso del paese, raffigura in bianco e nero i personaggi tratti dal racconto «La capretta» di Salvatore Cambosu. Le narrazioni del poeta, amico e mentore dell'artista, sono ancora una volta alla base della creazione di un intervento nello spazio pubblico. Non si tratta però di una mera rielaborazione visiva: Maria Lai si spinge oltre l'illustrazione, trasformando di fatto l'intervento in una sorta di preambolo de La casa delle inquietudini (2005).
Le ombre, i draghi e i varani che animano l'edificio situato nei pressi de La scarpata (1993) altro non sono che la traduzione per immagini de «Il ritorno del pastorello», prosecuzione ideata dall'artista del racconto di Cambosu. Così la narrazione si espande e avvolge l'intero paese in una progettualità complessiva coerente, che rivela come per Maria Lai Ulassai abbia rappresentato un grande telaio nel quale intessere le trame dei miti e delle leggende locali.
