Stazione dell'Arte
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Ulassai

Il mondo poetico di Maria

Ulassai è il luogo in cui l'arte di Maria Lai dialoga profondamente con il paesaggio e con la sua comunità. Attraverso opere, installazioni e interventi diffusi, la Stazione dell'Arte si estende oltre gli spazi espositivi, trasformando l'intero paese in un museo a cielo aperto.

Cap. V

Un paese tra le rocce, un nastro azzurro tra le case. Da Ulassai parte il filo che Maria Lai non ha mai smesso di tessere.

Tacchi d'Ogliastra

1981

Legarsi alla montagna

Nel 1981 Maria Lai torna da Roma nel suo paese natale, Ulassai, non per «portare» un monumento dall'esterno, ma per attivare un processo condiviso.

Tutto nasce da una richiesta pubblica: realizzare un monumento ai caduti. L'artista rifiuta l'impostazione commemorativa e avvia invece una lunga e delicata negoziazione, perché l'opera - per essere autentica - deve confrontarsi con la memoria viva del paese, con i suoi conflitti e con la sua capacità di riconoscersi come comunità.

A orientare l'immaginario è una leggenda locale: una bambina, inseguendo un filo azzurro nel cielo in tempesta, si salva uscendo da una grotta un attimo prima del crollo.

Nasce così Legarsi alla montagna, un'azione pubblica essenziale e corale. Un nastro azzurro lungo circa 27 chilometri viene preparato e affidato alla popolazione. In tre giorni il nastro è tagliato, distribuito e legato tra porte, finestre e terrazze, ridisegnando - letteralmente - le connessioni tra case e persone: donne, bambini, pastori, anziani. Il gesto non annulla le differenze, ma le rende visibili e praticabili nello spazio comune, trasformando una festa di paese in un dispositivo di ascolto e negoziazione. Al termine, alcuni scalatori portano il nastro fino al Monte Gedili, suggellando l'unione simbolica tra il tessuto urbano e il paesaggio che lo sostiene e lo minaccia.

Lai definisce i nastri «leggeri» ed «effimeri», quasi inutili - «sono appena di un colore, non servono a nulla». Proprio in questa apparente inutilità risiede la loro forza: spostare lo sguardo dal monumento-oggetto alla relazione-azione. L'opera coincide con il suo farsi: il pubblico non assiste, ma partecipa attivamente alla costruzione dell'evento.

Non sorprende che, negli anni successivi, curatori e istituzioni abbiano riconosciuto in questo intervento un antecedente fondamentale delle pratiche partecipative contemporanee, spesso indicato come uno dei primi esempi di arte relazionale in Italia - ben prima che la categoria fosse teorizzata nel 1998 da Nicolas Bourriaud. All'epoca, tuttavia, l'azione fu anche fraintesa come folclore; una parte della critica ne colse invece subito la portata, come Filiberto Menna, che ne riconobbe la capacità di restituire voce a un'intera comunità e di trasformare la memoria in energia sociale.

Legarsi alla montagna

Un atto generativo

Oggi, guardata dalla Stazione dell'Arte, Legarsi alla montagna appare come un atto generativo: l'origine di un museo diffuso. Dal 1981 in poi, una costellazione di opere e interventi pubblici ha trasformato Ulassai in un museo a cielo aperto, con la sede museale istituita nel 2006 come luogo di raccolta, studio e restituzione.

Non è un caso che il museo continui a rielaborare la grammatica del filo anche nella propria architettura narrativa: all'esterno, nastri celesti in ceramica guidano i visitatori tra gli edifici, rimandando idealmente all'azione del 1981; all'interno, il percorso espositivo si sviluppa come un itinerario in divenire, costruito per «fili» e motivi conduttori che mutano nel tempo.

Il risultato è un invito aperto: entrare nell'opera non come spettatori, ma come partecipanti attivi.

Il libro «Legarsi alla Montagna» di Elena Pontiggia, con fotografie di Piero Berengo Gardin, è disponibile presso il bookshop del museo e online tramite Five Continents Editions.

Museo diffuso

Un paese come museo a cielo aperto

Nel centro abitato, perfettamente integrate nel tessuto urbano e nel paesaggio naturale, si incontrano opere che hanno trasformato il paese in un laboratorio permanente di arte e relazione.

Tra queste il Lavatoio (1982–1989), intervento collettivo realizzato a partire da un progetto del 1902, che ospita opere di Luigi Veronesi (Fontana della sorgente, 1984), Guido Strazza (La fontana del grano, 1989), Maria Lai (Telaio-soffitto, 1982) e l'ultima opera di Costantino Nivola (Fontana sonora, 1982), poi replicata nel museo di Orani dedicato all'artista.

Queste opere, centrali nel percorso poetico dell'artista e nel dialogo tra arte e comunità, costituiscono un patrimonio culturale unico, intimamente intrecciato al territorio di Ulassai.

Opere nel territorio

Clicca su ogni opera per leggerne la storia.

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